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Autore Topic: Vincente Aleixandre  (Letto 4744 volte)

ramingo

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Vincente Aleixandre
« il: 23 Febbraio 2009, 17:26:07 »

SI AMAVANO


Si amavano.

Pativano la luce, labbra azzurre nell'alba,

labbra ch'escono dalla notte dura,

labbra squarciate, sangue, sangue dove?

Si amavano in un letto battello, in mezzo fra notte e luce.


Si amavano come i fiori le spine profonde,

o il giallo che sboccia in amorosa gemma,

quando girano i volti malinconicamente,

diralume che brillano nel ricevere il bacio.


Si amavano di notte, quando i cani profondi

palpitavano sotterra e le valli si stirano

come arcaici dorsi a sentirsi sfiorare:

carezza, seta, mano, luna che giunge e tocca.


Si amavano d'amore là nel fare del giorno

e tra le dure pietre oscure della notte,

dure come son corpi gelati dalle ore,

dire come son baci di dente contro dente.


Si amavano di giorno, spiaggia che va crescendo,

onde che su dai piedi carezzano le cosce,

corpi che si sollevano dalla terra e fluttuando ....

Si amavano di giorno, sul mare, sotto il cielo.


Mezzogiorno perfetto, si amavano sì intimi,

mare altissimo e giovane, estesa intimitò

vivente solitudine, orizzonti remoti

avvinti come corpi che solitari cantano.


Che amano. Si amavano come la luna chiara,

come il mare che calmo aderisce a quel volto,

dolce eclisse di acqua, guancia dove fa notte

e dove rossi pesci vanno e vengono taciti.


Giorno, notte, occidenti, fare del giorno, spazi,

onde recenti, antiche, fuggitive, perpetue,

mare o terra, battello, letto, piuma, cristallo,

labbro, metallo, musica, silenzio, vegetale, mondo, quiete,

la loro forma. Perché si amavano.
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Vincente Aleixandre
« Risposta #1 il: 23 Febbraio 2009, 17:27:12 »

La distruzione o amore,
1933

Uccello come luna,
luna pendente o bella,
bassa come un cuore che si stringe,
sospesa senza filo a una lacrima oscura.
Tristezza contagiosa
nel deserto del nulla,
senza un corpo incantevole,
senza un’anima o vetro
dove poter riflettere un bel raggio.
La chiarità del petto o forse del mondo,

con in mezzo sospesa la medaglia,

bacio che s’è rappreso in sangue puro,

muscolo doloroso, cuore fermo.

Un uccello soltanto, forse ombra,

forse anche la dolente latta triste

o il becco affilato che su un labbro

recise fiori, un giallo filo o polline di luna.
Per questi raggi freddi,

medaglia ormai compiuta o solitudine,

spettro quasi tangibile

di una luna o di sangue o bacio infine.
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Vincente Aleixandre
« Risposta #2 il: 23 Febbraio 2009, 17:29:19 »

Ombra del paradiso


Triste come il ramo
che lascia cadere il suo frutto per nessuno.
Più triste, più.
Come quel vapore
che esala dalla terra dopo la morte della polpa.
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Vincente Aleixandre
« Risposta #3 il: 23 Febbraio 2009, 17:30:33 »

Unità in lei


Corpo felice, acqua tra le mie mani,
volto amato dove contemplo il mondo,
dove graziosi uccelli si riflettono in fuga,
volando alla regione dove nulla si oblia.

La forma che ti veste, di diamante o rubino,
brillio di un sole che tra le mie mani abbaglia,
cratere che mi attrae con l'intima sua musica,
con la chiamata indecifrabile dei denti.

Muoio perchè m'avvento, perchè voglio morire
o vivere nel fuoco, perchè quest'aria che spira
non mi appartiene, è l'alito rovente
che se m'accosto brucia e dora le mie labbra dal profondo.

Lascia, lascia che guardi, infiammato d'amore,
mentre la tua purpurea vita mi arrossa il volto,
che guardi nel remoto clamore del tuo grembo
dove muoio e rinuncio a vivere per sempre.

Voglio amore o la morte, o morire del tutto,
voglio essere il tuo sangue, te, la lava ruggente
che bagnando frenata estreme membra belle
sente così i mirabili confini dell'esistere.

Sulle tue labbra un bacio come una lenta spina
o un mare che volò mutato in specchio,
come il brillio d'un'ala,
è ancora mani, è ancora crepitio di capelli,
fruscio vendicatore della luce,
luce o spada mortale sul mio collo minaccia,
ma non potrà distruggere l'unità di questo mondo.
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Vincente Aleixandre
« Risposta #4 il: 23 Febbraio 2009, 18:38:45 »

Vicente Aleixandre

A te, viva

Quando contemplo il tuo corpo disteso
come un fiume che non cessa mai di passare,
come un limpido specchio dove cantano uccelli
e dà gioia sentire il giorno come albeggia.

Quando guardo i tuoi occhi, profonda morte o vita che mi chiama,
canzone da un profondo che sospetto;
o vedo la tua forma, la tua fronte serena,
pietra lucente ove i miei baci brillano,
come rocce che specchiano un sole che non cala.

Quando accosto il mio labbro a quell'incerta musica,
al rumore di quanto è sempre giovane,
dell'ardore terrestre che canta in mezzo al verde,
umido corpo in perpetuo trascorrere
come amore felice che va e torna…

Sotto di me sento il mondo girare,
girare lieve con virtù eterna di stella,
con generosità lieta di astro
che non chiede neppure un mare ove riflettersi.

Tutto è sorpresa.Il mondo scintillante
sente che un mare a un tratto è la tremulo, nudo,
che è quel petto avido,febbrile,
che chiede solo il brillio della luce.

La creazione fulge.Resa quieta la gioia
passa come un piacere che non tocca il suo colmo,
come fulminea ascensione d'amore
dove il vento circonda le fronti più cieche.

Contemplare il tuo corpo alla tua sola luce,
con la vicina musica che concerta gli uccelli,
le acque, il bosco, il palpito in catene
di questo mondo pieno che sento sulle labbra.
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Vincente Aleixandre
« Risposta #5 il: 23 Febbraio 2009, 18:48:49 »

vieni, sempre vieni

Non avvicinarti. La tua fronte, la tua infuocata fronte, la tua accesa fronte,
le impronte di certi baci,
questo bagliore che anche di giorno si vede se t'avvicini,
questo bagliore contagioso che mi rimane in mano,
questo fiume luminoso dove immergo le braccia,
dove non oso quasi bere, per timore poi d'una vita d'ura ornai d'astro brillante.
Non voglio che tu viva in me come vive la luce,
con questo isolamento di stella che si unisce alla sua luce,
cui l'amore e' negato attraverso lo spazio
duro e azzurro che separa e non unisce,
dove ogni astro inaccessibile
e' una solitudine che, gemebonda, trasmette la sua tristezza.

La solitudine scintilla nel mondo senza amore.

La vita e' una vivida corteccia,
una rugosa pelle immobile
dove l'uomo non puo' trovare il suo riposo,
per quanto scagli i suoi sogni contro un astro spento.

Ma tu non avvicinarti. La tua fronte sfavillante, carbone acceso che mi strappa alla stessa coscienza,
duello sfolgorante in cui di colpo provo la tentazione di morire,
di bruciarmi le labbra con il tuo contatto indelebile,
di sentirmi la carne disfarsi contro il tuo diamante rovente.

Non avvicinarti, perche' il tuo bacio si prolunga come l'urto impossibile delle stelle,
come lo spazio che all'improvviso s'incendia,
etere propagante dove la distruzione dei mondi
e' un unico cuore che totalmente s'infiamma.

Vieni, vieni, vieni come il carbone consunto e oscuro che racchiude una morte;
vieni come la notte cieca che mi avvicina il suo volto;
vieni come le due labbra segnate dal rosso,
per quella lunga linea che fonde i metalli.
vieni, vieni, amore mio; vieni, ermetica fronte, rotondita' quasi movente
che brilli come un'orbita che nelle mie braccia si estingue;
vieni come due occhi o due profonde solitudini,
come due imperiosi richiami da una profondita' che non conosco.
Vieni, vieni, morte, amore: vieni subito, ti distruggero';

vieni, che voglio ammazzare, o amare, o morire, o darti tutto;

vieni, che tu rotoli come pietra lieve,
confusa come una luna che chiede i miei raggi!
« Ultima modifica: 23 Febbraio 2009, 18:54:35 da ramingo »
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Vincente Aleixandre
« Risposta #6 il: 23 Febbraio 2009, 18:49:43 »

vida

Un uccello di carta nel petto
dice che il tempo dei baci non è ancora giunto;
vivere, vivere, il sole scricchiola invisibile,
baci e uccelli, tardi o presto o mai.

Per morire basta  un rumore leggero,
quello che un altro cuore fa quando tace,

e quel grembo altrui che sulla terra
è una barca dorata per i capelli biondi.
Testa sofferente, tempie d'oro, sole che sta per calare;
qui nell'ombra sogno un fiume,
giunchi di verde sangue che ora nasce,
sogno appoggiato a te calore o vita.
« Ultima modifica: 23 Febbraio 2009, 18:54:59 da ramingo »
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