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Autore Topic: Bimbo Gesù  (Letto 2606 volte)

ramingo

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Bimbo Gesù
« il: 28 Febbraio 2009, 23:59:01 »

In un vecchio libro per le scuole elementari, ma stampato nei tardi anni '60, ho letto un episodio certamente tratto da uno di quei vangeli.

Gesù e altri amici stavano giocando a fabbricare uccellini con la creta, presso un fiume.
Tra i ragazzini c'era anche un giovane Giuda.
Tutte le sculture erano fatte bene, ma Gesù, figlio di falegname e certamente portato per la creatività in generale, li aveva fatti talmente belli che a confronto quelli degli altri parevano sgorbi. E mentre gli altri ragazzi gli facevano complimenti o gli chiedevano consigli, il piccolo Giuda si sentiva roso dall'invidia.

In un attimo corse contro Gesù, pronto a pestare i suoi uccellini di creta... ma Gesù fu più lesto, e battendo le mani, gridò: <<Volate!>>

Gli uccellini divennero veri e spiccarono il volo cinguettando, per la gioia di tutti i bambini... mentre Giuda rimase offeso, e l'invidia si fece ancora più feroce...




FONTE WEB
« Ultima modifica: 28 Febbraio 2009, 23:59:44 da ramingo »
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ramingo

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Bimbo Gesù
« Risposta #1 il: 01 Marzo 2009, 00:15:49 »

racconto del Vangelo dell’infanzia armeno

Un altro giorno Gesù andò a cercare i bambini nel luogo dove essi erano riuniti e disse loro: “Venite, andremo in una località lontana e là daremo la caccia agli uccelli, per catturarli.”

Essi dissero: “Sì,” e levatisi andarono in una località famosa, nella pianura. Vi si trattennero l’intera giornata, ma non riuscirono a prendere uccelli.” (Vangelo dell’infanzia armeno, XVII – 3)


Se ci facciamo aiutare nell’analisi di questo passo da quanto scritto da Propp nel suo libro intitolato “Le radici storiche dei racconti di magia” circa il significato reale di immagini analoghe presenti nelle fiabe antropologiche, non possiamo non giungere alla conclusione che il luogo lontano, irraggiungibile per dei normali bambini di pochi anni, dove Gesù conduce i fanciulli rappresenti dal punto di vista del rito l’al di là, cioè lo stato in cui il neofita si tova dopo la morte della sua precedente natura psichica in attesa dell’inegnamento salvifico, che spianerà la strada che conduce alla scoperta dei Grandi Misteri e alla vera Vita.

Nel testo, il tentativo di catturare gli uccelli rappresenta una delle prove rituali a cui i neofiti erano sottoposti per poter superare il rito e a cui era sotteso un preciso significato esoterico. I neofiti però non riescono a prendere gli uccelli, cioè metaforicamente ad acquisire la Conoscenza (Gnosis) che conduce alla Salvezza, senza l’intervento di Gesù, il Maestro Gnostico per eccellenza:

Vedendo questo, Gesù ebbe pietà di loro e tendendo loro la mano li rinfrancò e disse: “Levatevi, non temete! Andremo verso quella grande rupe che è di fronte a noi, e ci riposeremo alla sua ombra.”

Ma quandi si furono avviati e giunsero al punto indicato, essi non potevano più sopportare la violenza del caldo, e molti di quei piccoli innocenti caddero come morti, senza fiato, e guardavano Gesù con gli occhi sbarrati. (Vangelo dell’infanzia armeno, XVII – 3)
[/b]

 “Caddero come morti”… Questo passo prova che la morte dei bambini in questa come in tante altre scene analoghe del Vangelo dell’infanzia armeno non rappresenta mai la morte reale, ma solo una morte rituale, da cui si può risorgere alla Vita - quella vera - una volta che ci si è dissetati alla fonte da cui sgorga l’acqua della Conoscenza:

 Allora Gesù, levatosi, si tenne ritto in mezzo a loro e con una bacchetta percosse la rupe, e immediatamente da quella rupe scaturì una sorgente d’acqua abbondante e deliziosa, che dissetò tutti. Questa sorgente esiste ancora oggi.

Quando essi ebbero tutti bevuto e si furono rianimati, si levarono e adorarono Gesù (Vangelo dell’infanzia armeno, XVII–4).
[/b]

 Naturalmente i riti iniziatori delle antiche società tribali descritti da Propp nel suo libro, tutti tesi ad insegnare abilità concrete ai neofiti, hanno un significato diverso da quelli delle più tarde comunità gnostiche, ma la struttura del racconto mitico che li esprime è la stessa, perché i riti dei sacri misteri della Gnosi, da un punto di vista storico-antropologico, affondano la proprie radici negli ancestrali riti iniziatori delle società tribali del mondo asiatico…
« Ultima modifica: 01 Marzo 2009, 00:17:15 da ramingo »
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Bimbo Gesù
« Risposta #2 il: 01 Marzo 2009, 00:21:45 »

Racconto  ambientato qualche giorno prima della descrizione del viaggio di Gesù e dei bambini nella pianura di cui al post precedente:

Gesù andava in giro dappertutto, nella città, e arrivato in un punto dove erano riuniti dei bambini, si sedette ad una fontana sul bordo dell’acqua e prendendo della polvere la gettava nell’acqua. I bambini vennero per bere e videro l’acqua cambiata in sangue, e, tormentati dalla sete[c1] [c1], si misero a piangere. Egli allora prese una brocca, la immerse nella fontana, attinse acqua e la porse loro. Poi, subito dopo, prendendo di nuovo acqua dalla fontana la spruzzò su di loro e tutti i loro vestiti furono come tinti di sangue. I piccoli innocenti si misero a piangere davanti a lui. Gesù chiamò i bambini, con voce amorevole, passò la mano su di loro e disse: “Non piangete! Ecco, non ci sono più macchie sui vostri abiti!” (Vangelo dell’infanzia armeno, XVII – 2)

 Si trattava di un rito di purificazione dai residui del peccato originale, probabilmente una sorta di battesimo… La polvere usata nel rito rappresenta infatti un richiamo a quel passo del Genesi in cui Dio maledicendo l’uomo, che aveva mangiato del frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male, disse: “Polvere tu sei e in polvere tornerai!”.

fonte WEB
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