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Autore Topic: Formula 1: GP USA  (Letto 6516 volte)

Massimiliano

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Formula 1: GP USA
« il: 28 Giugno 2005, 00:37:40 »

Credevamo di aver visto tutto, quest’anno: dalla terribile debacle Ferrari alla vittoria della Renault con Fisichella prima ed Alonso poi, dalla squalifica BAR a Imola al bellissimo duello tra Schumacher e Fernando (sempre al circuito Ferrari), dall’uscita di scena all’ultimo giro per Raikkonen al Nurburgring al susseguirsi di pazzeschi colpi di scena dell’ultimo gran premio del Canada… E invece no, la storia arriva sempre puntuale a smentirti e forzarti a vedere una realtà inverosimile, surreale o come vorrete definirla voi (anche se abbiamo la sensazione che manchino aggettivi appropriati in questa circostanza!).
La storia è breve ma piena di tappe impossibili da percorrere in modo rapido: quando qui in Italia è poco più tardi di mezzogiorno, la Michelin (a Indianapolis) chiede ai suoi team di non prendere parte alla corsa odierna. Motivo? Clamorosamente, le coperture francesi hanno mostrato una grave carenza strutturale, tale da giustificare una decisione drastica ma coraggiosissima e soprattutto non ipocrita. La casa del famoso Bibendum sapeva e sa tutt’ora quali conseguenze arrivano dopo simili prese di posizione, ma sarà sicuramente pronta ad affrontare ogni ostacolo e decidere per il meglio, in chiave futura. A quel punto, tra i team gommati Michelin (tutti tranne Ferrari, Jordan e Minardi), ovvero ben sette squadre, ci si chiede cosa fare. Dopo un po’, prima del gran premio, avanza una proposta non indecente, bensì logica e diplomatica: creare artificialmente una chicane per spezzare il velocissimo tratto che va dalla sopraelevata alla fine del rettifilo principale, al fine di rallentare le andature e correre meno rischi possibile. Tutto ciò, ovviamente, con le dovute misure del caso: dal momento che il circuito avrebbe subito modifiche consistenti, la gara sarebbe stata valida (in chiave campionato) solamente per i team gommati Bridgestone, che naturalmente non avrebbero dovuto essere penalizzati, poiché gli ultimi ad essere responsabili di questa paradossale situazione. La Federazione, però, boccia di netto questa ragionevole proposta, non ammettendo una modifica del tracciato.
Tutto procede senza ulteriori polveroni (in apparenza), il gran premio si avvicina, le interviste non vengono rilasciate (e già questo faceva presagire tensione e guai), però la griglia di partenza viene man mano riempita dalle varie monoposto, team gommati Michelin inclusi… A tutti viene da credere che si sia trovato un qualche accordo dell’ultimo momento, una soluzione che salvi un po’ tutto. Ed è lì che succede l’impensabile: parte il giro di ricognizione, ma tutte le vetture Michelin rientrano ai box e si ritirano in massa, provocando ciò che per eufemismo si può definire disappunto tra gli spettatori ancora increduli e in buona parte incapaci di capire cosa sia accaduto in questa complessa e strana Formula 1…
La scena è da fanta-automobilismo: si schierano, ovviamente ai loro posti originari in griglia, le due Ferrari, le due Jordan e le due Minardi. Si accendono le luci del semaforo, per poi spegnersi in un sol colpo e lasciare che i sei (!) partecipanti della gara diano pieno gas ai loro motori.
Le Ferrari restano avanti e duellano con molta delicatezza (cioè provano a darsele, ma sembra tutto finto), mentre le quattro vetture che stanno dietro si danno battaglia! Vedere sei monoposto, di cui due a livelli molto più alti delle altre, prendere il via invece delle venti per cui si è profumatamente pagato il biglietto, manda in bestia (e non gli si può dar torto) gli spettatori americani, abituati a gare molto più semplici ma paradossalmente abbastanza eccitanti, non soporifere e complesse come la nostra categoria regina. Il pubblico reagisce in numerosi modi: c’è chi mestamente se ne va, chi lo fa con sdegno, chi lo fa ridendo, chi batte i piedi, chi fischia, chi espone cartelli improvvisati alla meno peggio con un pennarello, chi grida di tutto e chi fa volare bottigliette o oggetti vari in pista (o ci prova). Per non parlare di coloro che magari si sono fatti sentire combinando una o più di queste diverse tipologie di reazione. Probabilmente una fetta di tele-spettatori avrà addirittura spento la tv, poiché è abbastanza semplice immaginarsi già dalla partenza come possa finire una simile gara.
Ma dicendo questo si può apparire ingiusti agli occhi di chi ha solamente fatto il proprio lavoro: i team gommati Bridgestone, preso atto della situazione, hanno corso ugualmente e svolto il loro giusto compito nel pieno rispetto delle regole. Una bella beffa per la Michelin: tanti successi improvvisi ed un episodio a dir poco negativo, che compromette in modo consistente l’immagine del più importante produttore di pneumatici al mondo. In tutto ciò i gommisti avversari, i nipponici, hanno avuto una sorta di rivincita: nulla togliendo al fatto che non è bella una competizione senza concorrenza, la Bridgestone ha comunque osato meno dei francesi nella costruzione delle gomme, privilegiando un’affidabilità che alla fine è venuta a galla (basti pensare anche alla bottiglietta di plastica piena d’acqua che Barrichello ha centrato nei primi giri con una gomma). Le polemiche, soprattutto in questa circostanza, non servono proprio a un bel niente. Serve, piuttosto, una profonda riflessione da parte della Federazione Internazionale dell’Automobile, in quanto avrebbe dovuto prendere posizione in modo ferreo ed equilibrato, salvando spettacolo e reputazione. La Formula 1 è già ai ferri corti da tempo ed è assurdo continuare a tentare nuovi regolamenti che, siamo d’accordo, rimescolano le carte in griglia di partenza, ma fanno sprofondare ancora di più in crisi un sistema così instabile e soggetto a mutazioni rapide e dolorose. Schumacher ritorna alla vittoria dopo l’ultimo appuntamento col gradino più alto del podio a Suzuka nell’ottobre 2004 (che fu anche l’ultima vittoria Ferrari), Barrichello arriva secondo (dopo un solo brivido vissuto all’ultima uscita box di Michael, il quale ha ottenuto il primo posto restando all’interno della prima curva, mentre Barrichello si trovava costretto a deviare sull’erba per non colpire il compagno) e Tiago Monteiro, pilota portoghese che ha iniziato a correre all’età di vent’anni, ottiene un terzo posto importantissimo per la Jordan, per la propria carriera e per il morale delle squadre che non vincono mai… Sul podio Michael e Rubens non hanno mostrato euforie, in maniera rispettosa e corretta, ma bisogna concedere, pur in questa strana circostanza, il piacere di una ritrovata gioia per le scuderie Jordan e Minardi: la prima ha conseguito anche il quarto posto, oltre al podio di Monteiro, mentre il team di Faenza ha occupato quinta e sesta posizione, portando a casa punti a dir poco essenziali. Per chi, come loro, è costretto a masticare spesso amaro, la giornata di oggi vale un piccolo meritato mondiale…


Walter Mesiti
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Massimiliano

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Formula 1: GP USA
« Risposta #1 il: 28 Giugno 2005, 01:00:46 »

A mio modesto parere, quest'ultimo GP è stato veramente PENOSO!
Quest'anno pareva che la Federazione fosse finalmente riuscita a mettere a punto, dopo 4 anni di insuccessi, delle regole "anti-Ferrari" che potessero permettere anche agli altri Team di vincere qualcosa ma nell'ultimo GP qualcosa è andato storto..
Colpa delle gomme?
Può darsi.. ma perchè non pensare al fatto che con un treno di gomme ci si debbono fare le (assurde) doppie qualifiche e una gara di circa 60 giri ad una velocità media di 300kmh?
Perchè non pensare inoltre al fatto che non è consentito (secondo il nuovo regolamento) durante la gara cambiare le gomme?

La Formula 1 negli ultimi anni ha lavorato tanto per rendere le vetture più sicure possibili (con l'introduzione di rollbar, sistemi di estintori automatici, camere di protezione del pilota, ruote ancorate al corpo macchina, ecc) e poi arrivano 4 fessi della Federazione che per motivi commerciali (non di spettacolo come affermano) decidono di stravolgere le regole della F1!
Perchè non ci vanno LORO a correre con le ruote consumate a 300kmh? :angry:

Che fine ha fatto la Formula 1 dei motori, delle soluzioni aerodinamiche, dei pitstop con cambio gomme e rifornimento, delle qualifiche uniche a tempo su 12 giri?

Non facevano prima a cambiarne il nome e a chiamarla Formula Mosley? <_<
« Ultima modifica: 28 Giugno 2005, 01:02:55 da Massimiliano »
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